Gianmarco Tamberi non si smentisce mai

Stare sul tetto più alto d’Europa non è certo una novità. Con stasera la collezione arriva a quattro titoli continentali. Ma alzi la mano chi solo una settimana fa, o forse anche dopo le qualificazioni, avrebbe scommesso sulla vittoria di Gianmarco Tamberi o sulla sola capacità di arrivare a 2,32.

Invece il re del salto in alto ha colpito ancora e a farne le spese stavolta è stato il favorito Doroschuk. Gimbo è di nuovo campione d’Europa. Alla sua maniera e con il suo inconfondibile stile: mezza barba, una scarpa gialla e l’altra fucsia, i richiami al pubblico.

Performer nato, trascinatore, animale da gara. In grado di trasformarsi nelle giornate che contano, di trovare risorse fisiche e mentali impensabili. Un campione di quelli con la “C” maiuscola, che a 34 anni non smette di volare e di stupire.

Con lui sul podio ci finisce un altro azzurro. Il nuovo che avanza di questa stupenda generazione di saltatori. E’ Matteo Sioli, terzo. A lungo in testa, poi secondo fino allo sfortunato tentativo a 2,30. L’asticella che cade e soprattutto qualcosa che non va sulla coscia e il conseguente ritiro proprio quando ha preso il via lo show di Tamberi.

E’ stata una serata magica, aperta dal trionfo di Nadia Battocletti nei 10.000 metri. Seconda doppietta europea nel mezzofondo per la trentina dopo l’edizione di Roma. Il copione è sempre lo stesso e per chi osserva dall’esterno accade tutto con apparente facilità. L’accelerazione programmata ai 300 metri finali è di quelle che però fa impressione e stronca le avversarie, ormai dedite (o condannate) alla lotta per il secondo posto.

Per l’Italia c’è anche un altro bronzo, quello di Fausto Desalu nei 200 metri. Da applausi lo slancio finale che sul fotofinish gli ha permesso di appaiare lo svizzero Mumenthaler.

Il day 5 si era aperto con il record italiano della 4×400 maschile e si è concluso con il balzo in testa nel medagliere. Direbbe un famoso presentatore: bene, bene, bene.

foto Grana / Fidal

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