Kipchoge, le maglie traforate e la tecnologia: dopo il trail, le vedremo anche su strada?

Eliud Kipchoge è stata una delle grandi stelle sotto la lente d’osservazione alla Maratona di New York di domenica scorsa. La sua gara è passata alla storia probabilmente come l’ultima major di una carriera leggendaria che gli ha permesso proprio nella Grande Mela di conquistare il medaglione di Six Star Finisher ma anche di lanciare un nuovo progetto per promuovere l’universalità della maratona grazie all’ambizione di correre sette 42K in sette Continenti diversi nei prossimi due anni.

Ad attirare l’attenzione degli addetti ai lavori è stato anche il suo abbigliamento. In particolare la casacca Nike traforata a maniche lunghe, un capo realizzato in un tessuto a rete sintetica idrofobica che massimizza la ventilazione, accelera il processo di evaporazione e dunque migliora il raffreddamento degli atleti durante la competizione.

Un qualcosa di già visto nel mondo del trail running, prima alla Western States 100 nel mese di giugno (peraltro dal vincitore, Caleb Olson) e poi all’UTMB di agosto, e che probabilmente si diffonderà anche su strada, almeno tra gli élite, grazie a una tecnologia che respinge il sudore e gli sfregamenti e trattiene un sottile strato di umidità che funge da refrigerante naturale: i vantaggi, specie con le alte temperature, sono evidenti.

La maglietta indossata da Eliud Kipchoge a New York si chiama Nike Radical AirFlow e sarà disponibile al pubblico nella primavera del 2026 (sconosciuto ancora il prezzo, da questo dipenderà la sua diffusione nel mondo del running), quando il brand USA – che ieri ha lanciato una nuova giacca per il trail running, lancerà le ACG Ultrafly.

Kipchoge non è nuovo alle sperimentazioni. E’ stato una delle figure cruciali per lo sviluppo delle scarpe di nuova generazione e lo scorso anno, alle Olimpiadi di Parigi, indossò in testa la fascia refrigerante Omius, della quale vi abbiamo parlato nel dettaglio in questo articolo.

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