Era solo questione di tempo. Prima o poi il record del mondo di Kelvin Kiptum sarebbe stato migliorato. E con sé anche il fatidico muro delle due ore, crono preso a riferimento da tutto il mondo della maratona negli ultimi anni, almeno da quando a provarci (e riuscirci, anche se in forma non omologabile) era stata la leggenda Kipchoge a Vienna.
Che ora deve fare spazio a Sabastian Sawe, Yomif Kejelcha e, siamo sicuri, tra non molto, anche a Jacob Kiplimo (altro indiziato per compiere il grande passo) e chissà a quali altri fenomeni degli altipiani. Correre su quei tempi potrebbe presto diventare la regola…
Ma sì, era solo questione di tempo. E poi quel muro sarebbe crollato. Forse non ce lo aspettavamo quest’anno, alla luce dei risultati conseguiti nel 2025 dai più forti in queste major che somigliano sempre più a laboratori di avanguardia. O forse sì. E il segnale ce l’aveva dato John Korir a Boston, correndo sotto le 2h02′.
Chiamateli pure marziani. Il plurale è d’obbligo, perché l’impresa e i titoli restano di Sawe, ma Kejelcha merita altrettanto considerazione, specie perché al debutto assoluto sulla distanza.
Senza dimenticare la gara femminile. Combattutissima grazie alle tre punte Assefa-Obiri-Jepkosgei e risolta nel finale in favore di Tigst, lanciata verso la doppietta (quarta major, ci sono anche i due successi a Berlino per l’etiope) con ritocco al proprio record del mondo in gare women only: 2h15’41“.
Sì, la Maratona di Londra 2026 è stata la più grande corsa della storia. E con essa siamo entrati in una nuova era.

1’59″30: l’impresa di Sabastian Sawe
Verrebbe da dire che lo scorso anno a Londra (a proposito, i finisher sono stati 59.830, 604 in più rispetto al precedente record di New York) Sabastian Sawe aveva preso le misure per ciò che sarebbe poi successo ieri.
Nell’aprile del 2025, il keniano, alla seconda maratona in carriera, aveva tagliato il traguardo in 2h02’27“, 22 secondi più lento rispetto all’esordio di Valencia del dicembre 2024. Pochi mesi più tardi, alla terza uscita, ecco il tempo di 2h02’16” in quel di Berlino. A testimonianza di una costanza disarmante che l’ha portato al poker di major (proprio così, quattro su quattro) con cui ha infanto La Barriera, stravolto ogni logica, scomodato la narrazione sportiva.
Inutile soffermarsi troppo sulla prestazione monstre. Internet da 24 ore è invasa dalla tabella di marcia di Sabastian, ben riassunta in questo post della rivista Citius Mag:

Basta un solo dato per dare la misura dell’impresa: il negative split. Sawe, con i compagni di fuga, è passato ai 21K in un’ora e 29 minuti. E ha corso la seconda metà del percorso in 59:01, dando vita alla seconda mezza più veloce di sempre in una maratona.
Un ritmo che non poteva che stroncare gli avversari, anche i più preparati come Kejelcha (“Dal 41° km in poi non ho avuto più gambe”), secondo uomo sotto le due ore con 1h59’41” e 59’12” di negative split, e Kiplimo, uno che ci ha messo 2h00’28” (meglio del precedente WR di Kiptum!) ma si è dovuto accontentare della terza posizione. Incredibile.
La Rift Valley e il sodalizio con Claudio Berardelli
Rispetto agli altri campioni nati e cresciuti nella Rift Valley, Sabastian Sawe, che si porta dietro come gli altri un’infanzia povera e tanta voglia di emergere per sopravvivere, ha cominciato a gareggiare piuttosto tardi e senza passare dalla pista.

Dopo un infortunio al tendine e la pandemia, si unì su segnalazione dell’ex medaglia olimpica Abel Mutai al gruppo di Claudio Berardelli in Kenya, il 2Running Club.
L’allenatore italiano capì ben presto di avere a che fare con un atleta fuori categoria e lo fece esordire in Europa alla mezza maratona di Siviglia del 2022, quando Sawe lasciò tutti a bocca aperta con il crono di 59’05”.
A quel punto il progetto maratona prese corpo in modo naturale. E quattro anni dopo, man mano che il chilometraggio si è sempre più allungato come dichiarato dal diretto interessato, ci troviamo di fronte a un uomo di 31 anni che è già entrato nella leggenda.
La mini colazione e il ruolo degli integratori
Incalzato dai giornalisti dopo l’arrivo, Sawe ha rivelato di aver mangiato a colazione prima della partenza appena due fette di pane con il miele e di aver bevuto del thè.
Il resto, chiaramente, era già stato curato nei dettagli durante l’intero avvicinamento alla maratona. A tale proposito risulta interessante l’intervento odierno di Maurten, l’azienda che con i suoi integratori sta facendo parlare di sé nel mondo dell’atletica, in particolar modo per il bicarbonato di sodio.

Maurten ha condiviso sul web il piano di rifornimento di Sawe, affermando che l’intestino del keniano è stato allenato per oltre trenta giorni ad assorbire un carico ingente di carboidrati (115 grammi l’ora ieri) durante l’attività senza che questo generasse difficoltà gastrointestinali.
Maurten ha anche confermato l’utilizzo a tre ore circa dallo start del bicarbonato di sodio, una sorta di “tampone sanguigno poiché neutralizza l’accumulo di acido lattico che causa la sensazione di bruciore nei muscoli durante lo sforzo ad alta intensità”.
Prestazioni a prova di antidoping: mentre le scarpe…
Dopo quello che è successo nel mondo della maratona e, in particolar modo con gli atleti africani negli ultimi mesi, in pochi metterebbero la mano sul fuoco su un certo tipo di prestazioni. Eppure, fino a prova contraria, l’impresa di Sabastian Sawe è veritiera e pulita.
L’uomo dei record, finora, è uno che ci ha messo la faccia. E per risultare credibile, in accordo con l’AIU e il suo sponsor, Adidas, si era sottoposto a 25 controlli volontari nei 60 giorni prima della Maratona di Berlino.
Per il 2026 il brand tedesco ha finanziato ulteriori 50.000 dollari affinché Sawe venga controllato più di tutti gli altri atleti di spicco e, secondo quanto ha dichiarato coach Berardelli, così è stato fatto.
A proposito di incentivi alle prestazioni, l’impresa di Sawe (ma anche di Kejelcha e della Assefa) è il miglior spot possibile per Adidas. Che in settimana aveva lanciato sul mercato il nuovo modello Adios Pro Evo 3, la super scarpa leggerissima da 95 grammi che tutti e tre hanno indossato a Londra. Scacco matto.

