Nel giro di qualche settimana, Marta Zenoni si è ripresa tutto quello che non era riuscita a fare nelle ultime, maledette stagioni. Il record italiano del miglio a Londra (4’17″16) fa il paio con quello dei 1500 indoor strappato a gennaio in Lussemburgo (4’03″59) sempre al mito Gabriella Dorio, mentre il segnale del ritrovamento di un patrimonio dell’atletica italiana sta anche nei personali di 800 (1’59″45 a Brescia dopo l’1’59″74 di Watford), 1500 (4’01″52 al Golden Gala) e 3000 metri (8’41″72 a Stoccolma). A testimonianza di una condizione di forma strepitosa, simile a quella dei giorni migliori, quando nelle categorie giovanili la 26enne mezzofondista bergamasca non aveva rivali.
A suon di risultati, Marta Zenoni è finalmente stata riammessa nel palcoscenico delle grandi. La speranza è che questo talento immenso che detiene ancora 13 primati nazionali (oltre ai 2 in campo assoluto, anche 2 record juniores, 6 tra le allieve dove vinse anche un bronzo mondiale e 2 tra le cadette) non abbandoni più la scena come spesso successo per circostanze sfortunate.
Gli infortuni e i cambi di guida tecnica
Marta ha un fisico prepotente e allo stesso tempo fragile. Che è stato messo a dura prova dagli infortuni: prima le ripetute microfratture in età juniores che le impedirono di fatto di andare ai Giochi di Rio 2016 e di conseguire altri allori internazionali, poi la persecuzione del morbo di Haglund, risolta due anni fa con la decisione di operarsi a entrambi i talloni per rimuovere le protuberanze calcaneari che la tormentavano (e rallentavano) da almeno due anni.
Marta significa anche doti fuori dal comune. Marta è o tutto o niente. Oltre a un motore speciale e delicato, lei ha un carattere complicato, è una perfezionista del lavoro, esigente e sempre in movimento, una che sente di dover cambiare, un ciclone in grado di travolgere le avversarie ma anche se stessa.

Negli ultimi tempi, aveva fatto fatica a trovare il suo posto nell’atletica, specie da quando aveva lasciato la sua Bergamo per accasarsi a Roma da studentessa della Luiss (si è laureata in management lo scorso anno, ndr).
Eloquente il frequente cambio di tecnici negli ultimi dodici mesi nella Capitale: Emilio De Bonis, Sandro Donati, Andrea Ceccarelli (brevissima collaborazione), il romeno Lache Viorel. Fino all’ennesima svolta di aprile, quando è partita per l’Inghilterra per unirsi al gruppo dell’ex miler degli anni ’90 Matthew Yates, al quale si è accasato di recente anche Catalin Tecuceanu.
In questi travolgenti giorni in cui Marta Zenoni è tornata alla dimensione che le appartiene, tante persone che l’hanno vista crescere hanno gioito e sono quasi sollevate per quei risultati che da troppo tempo non corrispondevano alle sue potenzialità. Tra queste c’è Saro Naso, che l’ha allenata all’Atletica Bergamo 1959 nelle stagioni in cui dominava la scena da under. E il tono di voce del presidente di uno dei club più importanti dell’atletica italiana tradisce emozioni e un rapporto che va ben oltre quello che s’instaura tra tecnico e atleta.

Saro, in che modo arrivò Marta Zenoni da voi?
“Ad accorgersi delle sue doti fu Achille Ventura (altro membro storico ed ex presidente del club, persona vicinissima a Marta nei momenti più difficili) quando lei era in quinta elementare e nei primi anni correva per l’Atletica Brusaporto. C’era già la sorella maggiore, Federica, che faceva atletica da noi. Io l’ho seguita dal secondo anno Ragazza fino al suo arruolamento nel gruppo sportivo militare (le Fiamme Oro, per un breve periodo del 2020) e il seguente trasferimento a Roma quando ha vinto la borsa di studio per l’università”.
In quegli anni, di titoli ne ha vinti…
“Una sfilza incredibile di campionati italiani, di primati nazionali che ancora oggi resistono e qualche medaglia internazionale che senza gli infortuni avrebbero potuto essere molte di più. Peccato che poi le cose sono andate diversamente. Ma lei è una che da cadetta ha corso i 1000 in 2’44”. Un’atleta fuori categoria, senza dubbio”.

Le sue straordinarie caratteristiche vennero a galla molto presto.
“Le sue capacità di base sono nettamente superiori a tutte le altre atlete. Non so se nasceranno altre ragazze come Marta. Ha una propensione a far fatica e a sostenere certi ritmi mai vista, oltre a una voglia di arrivare enorme”.
In alcuni momenti forse anche superiore a quello che poteva poi effettivamente raggiungere.
“Bastava assistere ai suoi allenamenti. Voleva fare sempre di più di quel che veniva concordato. E di nascosto lo faceva”.
L’hai vista nelle ultime gare?
“Certo, la seguo sempre. Speriamo che riesca a trovare definitivamente un nuovo equilibrio, che troppe volte ha perso quando le cose non sono andate come si aspettava. Nelle ultime uscite l’ho vista veramente bene”.

Ma è vero, come si dice spesso nell’ambiente, che potenzialmente il suo talento è superiore a quello di Nadia Battocletti?
“Sono due atlete diverse, anche se io una come Marta non l’ho mai vista. Nadia ha più resistenza, Marta è più veloce, anche se può migliorare e fare la sua figura anche nei 5000”.
Però resta un asso per il mezzofondo veloce.
“La sua gara sono i 1500. E visto che sul miglio a Londra è passata in 3’59″2, secondo me a breve possiamo aspettarci un 3’57” sulla distanza. Anche negli 800 può prendersi il record italiano e diventare la numero uno. Ripeto, lei è la più forte di tutti”.
Vi sentite ancora?
“Sì, ci scambiamo dei messaggi. E’ rimasto un buon rapporto”.
le foto di Marta Zenoni in Coppa Europa a Madrid sono di Grana / Fidal
