Domenica 7 settembre, in occasione dei regionali assoluti di Bolzano, Alex Schwazer ha stabilito all’età di 40 anni la quarta migliore prestazione italiana di sempre nei 10.000 metri su pista, limando 25 secondi al personale vecchio di quattordici anni grazie allo strepitoso tempo di 38’24″07, che è anche il nuovo primato europeo Master.
La straordinaria impresa che in poche ore ha fatto il giro del web e delle testate ha confermato le doti del marciatore altoatesino, che dopo aver scontato la maxi-squalifica per positività al doping (ma la vicenda del 2016 non è ancora finita ed è sui banchi della Corte Europea dei diritti dell’uomo) si è rimesso in ballo, animato dall’infinita passione per il suo sport e dalla voglia di rivalsa dopo anni a dir poco difficili.
Sulla strada di questo nuovo capitolo agonistico (ma senza chissà quali pretese, dice lui) Schwazer ha incontrato Domenico Pozzovivo, ex ciclista professionista che una volta appesa la bici al chiodo ha scelto di fare il preparatore atletico, sfruttando la sua Laurea in Scienze Motorie.
Lo scalatore lucano di stanza a Lugano, spesso protagonista nelle corse a tappe e incredibile esempio di longevità (ha corso fino a 40 anni), ha accettato di mettere a disposizione di Schwazer il proprio bagaglio di conoscenze e la propria esperienza nell’endurance.

Domenico, come nasce la vostra collaborazione?
“Alex è entrato in contatto con Laura Martinelli, la nutrizionista della Jayco-Alula, che in precedenza mi aveva supportato quando correvo con la Bahrain. Alex è rimasto ben impressionato dalle prestazioni di rilievo che ho ottenuto negli anni della maturità. Poi è uno che sa tanto di ciclismo, è un appassionato. Quando siamo entrati in contatto, mi ha confessato di essere stato un mio tifoso, che aveva seguito tutto il mio percorso. Ha scommesso su di me in un certo senso. La telefonata c’è stata all’inizio di quest’anno”.
Com’è il suo motore a 40 anni?
“E’ un atleta integro, ancora da prestazioni di livello mondiale. Ha un motore non sfruttato al massimo, per le vicissitudini che ha dovuto passare e che tutti conosciamo. Negli anni in cui è rimasto lontano dalle gare è chiaro che senza un obiettivo vero e proprio la qualità viene meno. Quello che ha cercato è proprio quella qualità nei lavori che lo possa riportare ad alto livello. Raggiungerla da solo era complicato, è stato il suo limite in questi ultimi anni. Ha trovato in me quella figura, qualcuno che avesse la responsabilità e prendesse le decisioni per lui, di cui si fidasse al 100%”.
Che tipo di programmazione avete stilato?
“Abbiamo fissato l’obiettivo di fare una prova di efficienza sui 10 km in tarda primavera, prima che arrivasse il grande caldo perché in piena estate non avrebbe avuto senso. Abbiamo stilato un lavoro sui tre mesi. Il primo è servito per conoscerci, per capire come comunicare e in quale momento della giornata sentirci, incastrandoci tra i vari impegni. Schwazer adesso è un amatore e fa il responsabile dell’area fitness in un noto hotel di Merano oltre a seguire la preparazione del Sudtirol Calcio. Può allenarsi, facendo miracoli, in pausa pranzo e a fine lavoro”.
Il test di cui parli è stato quello di San Biagio di Callalta, sulla pista della società che lo ha tesserato per il ritorno alle competizioni nel 2024.
“Era in ottime condizioni, purtroppo i giudici non sono stati molto clementi con lui e ha dovuto badare più ad arrivare al traguardo che alla prestazione (43’11″37, ndr) avendo anche subito lo stop di sessanta secondi dopo tre ammonizioni. Però è stato bravissimo due settimane dopo con l’ottimo 3000 di Bolzano (11’43″03), dove di fatto abbiamo chiuso il primo ciclo di lavoro e introdotto un periodo di stacco”.

Ed eccoci al secondo blocco, quello che ha portato al quarto tempo italiano di sempre sui 10.000.
“Alex è andato oltre le mie aspettative. La nostra tabella di marcia prevedeva una ventina di secondi in più. Ma i veri campioni spesso sanno andare oltre. E Alex è un vero campione”.
Quale caratteristica fisiologica ti ha sorpreso di più durante questi mesi di preparazione?
“La sua resistenza ai valori brevi e più intensi. I suoi valori di lattato rimangono molto alti, di solito per un’atleta di resistenza non accade. Dal punto di vista delle fibre muscolari e cardiovascolare, Alex è un’atleta molto versatile”.
Secondo te, perché ha deciso di tornare a gareggiare?
“Perché si sente privato di tanti anni di carriera volati via senza la possibilità di riscattarsi. L’età chiaramente non gioca a suo favore. Ma per lui conta essersi messo di nuovo in gioco, la sfida è con se stesso. Oggi le discipline endurance sono progredite. Con i lavori specifici e la supplementazione di carboidrati si possono migliorare le prestazioni anche dopo tanto tempo. E’ quello che è successo a me. I valori più performanti li ho avuti sul finire di carriera, nonostante dal punto di vista biomeccanico non fossi messo bene dopo il terribile incidente del 2019. Sapevo questo e con Alex i numeri mi stanno dando ragione, dato che è riuscito a tirar giù 25 secondi al vecchio personale”.
Come hai organizzato gli allenamenti di Alex, compatibilmente con i suoi impegni lavorativi?
“Si allena cinque volte a settimana, di cui tre doppie sedute e non so davvero come riesca a farlo. Quando Alex doppia, nella seconda sessione che è quella serale, prevedo scarico o lavoro tecnico meno impegnativo, concentrando i carichi nella seduta centrale della pausa pranzo. Facciamo lavori a intervalli, curiamo la tecnica dove chiaramente mi sono fatto aiutare da lui, alterniamo marcia e corsa. La domenica, giorno in cui spesso gli atleti mettono su volume, Alex riposa, dedicandosi completamente alla famiglia”.

E i volumi?
“Non andiamo mai oltre le 10 ore a settimana. Tradotto in chilometri stiamo intorno ai 100”.
Cosa significa passare dal ciclismo all’atletica per te?
“Per quanto riguarda le performance il modello da seguire, considerate le distanze percorse, è quello delle cronometro. La marcia, rispetto alla bici, ha tante variabili, la più importante è la tecnica. Oltre alla mia esperienza, ho cercato di studiare i lavori che Alex faceva in precedenza ed estrapolare quelle parti funzionali all’attuale obiettivo, oltre che applicare le teorie del mio corso di studi”.
Questo Schwazer dove può e vuole arrivare?
“Dobbiamo essere chiari. Fare il passo successivo, con gli attuali impegni di Alex, diventa difficile. Anzi, cercare prestazioni fuori dalla portata potrebbe essere controproducente. Resteremo nell’ambito dei 5 e 10 km, pensare di puntare a una 20 richiederebbe più tempo per prepararsi”.
In una recente intervista, Alex ha dichiarato che dopo la primavera avete apportato delle modifiche alla programmazione. A cosa si riferiva?
“Abbiamo ricalibrato i carichi, incompatibili con il tempo a disposizione specie in alcune settimane di lavoro. Lui tendeva a sorvolare e a non concedersi sconti, ma in alcuni casi è bene mettere da parte l’orgoglio e rivedere i piani in base a quello che si può dare. C’è stata un’autoanalisi, in questo senso abbiamo migliorato la comunicazione”.
Le foto in azione di Alex Schwazer sono di Dametto / Fidal Alto Adige

