Antonella Palmisano non le manda a dire: la Fidal dimentica la mia medaglia e snobba la marcia

Antonella Palmisano non ci sta. Non è più il momento dei silenzi. Ma quello delle riflessioni ad alta voce. Rivolte ai massimi organismi di quello sport, la marcia, alla quale ha dedicato la vita e raggiunto con merito grandi traguardi.

La campionessa pugliese, argento iridato a Tokyo nella 35 km di marcia, non le manda a dire, raccogliendo nel giro di poche ore migliaia di consensi sui social, dai colleghi Riccardo Orsoni (che ha ricordato il numero di medaglie olimpiche, 19, portate in dote dalla marcia all’atletica), Alexandrina Mihai, Andrea Agrusti, Evan Dunfee fino agli olimpionici Michela Moioli (snowboardcross) Alice Bellandi (judo).

Nel mirino la European Athletics, la federazione europea di atletica, e la Fidal, la federazione italiana, che ieri hanno “ripostato” un post pubblicato da Birmingham 2026, sede dei prossimi Campionati europei, dove nella locandina raffigurante gli azzurri medagliati agli ultimi mondiali non c’è alcun spazio per la sua immagine.

Antonella Palmisano nella 35 km di Tokyo.


“Ho assistito all’ennesima presa in giro – ha scritto Antonella – Prontamente dopo la mia chiamata al presidente (Stefano Mei, ndr) e grazie al suo intervento, il post è stato rimosso. Ma non è la prima volta. E’ sempre così” ha detto sconsolata la 34enne di Mottola.

Una simile gaffe era infatti stata compiuta dall’area comunicazione della Fidal pochi giorni fa, quando nell’articolo sul bilancio delle medaglie azzurre pubblicato sul sito web, non c’era traccia dell’argento di Antonella. Completamente dimenticata.

“La mia disciplina è ignorata – si legge nel post – le mie vittorie cancellate come se non fossero mai esistite. Sono stanca. Stanca delle mie medaglie silenziose, di una marcia trattata come uno sport di serie B, di un DT (il riferimento è ad Antonio La Torre, ndr) che dimentica di nominare la mia medaglia nel bilancio della squadra alla conferenza stampa. Stanca di questa mancanza di rispetto continua e sistematica, che ormai non è più una svista: è una scelta”.

Antonella Palmisano agli Europei di Roma.


Antonella rappresenta l’eccellenza di una disciplina che ha sempre regalato grandi soddisfazioni all’Italia e che nei tempi bui dell’atletica ha spesso salvato (e giustificato) la semplice presenza alle rassegne internazionali.

Il palmares dell’allieva di Lorenzo Dessi con la maglia azzurra la dice lunga sul contributo offerto nelle ultime sei stagioni: l’oro olimpico a Tokyo 2021, il titolo europeo a Roma 2024, le tre medaglie iridate tra Doha 2019, Budapest 2023 e Tokyo 2025″.

“Ho vinto per l’Italia, ho portato il tricolore sul podio, ho dato tutto ogni singola volta… eppure sembra che per qualcuno non valga nulla… Beh, non starò più zitta. Pretendo rispetto. Pretendo che il mio nome e la mia storia vengano ricordati. Perché se oggi l’atletica italiana può vantare certe medaglie, è anche grazie a me. E chi continua a far finta di non vederle dovrebbe solo vergognarsi” ha chiuso in maniera molto dura.

Snobbare la marcia in Italia significa avallare le ultime scelte di World Athletics

Ha ragione, ahinoi, Antonella. La marcia rappresenta all’interno dell’atletica una disciplina di seconda serie. La stessa federazione, sul sito web, dedica pochissimo spazio al tacco e punta, condividendo meno notizie e informazioni rispetto agli altri settori. Eppure in Italia, per quello che i marciatori hanno saputo dare e per la grandezza della tradizione, con tanto di tecnici continuamente ricercati altrove, non dovrebbe essere così.

Antonella Palmisano bronzo a bUdapest.


Maurizio Damilano, intervistato da atleticamagazine.it alla vigilia dei mondiali di Tokyo, aveva sottolineato come per la marcia “andrebbe fatta invece un’analisi profonda di un settore che ha pochi palcoscenici per stimolare la crescita dei giovani, tra calendari compressi e scelte incomprensibili da parte della federazione internazionale. Eppure c’è un background che lavora in silenzio e si fa trovare sempre pronto al momento giusto. Senza un vero sostegno, però, nulla è garantito a vita. Il settore rischia di inaridirsi”.

Ecco, a contribuire a quell’inaridimento non può essere di certo la federazione italiana. Perché così facendo si avallano quelle scriteriate scelte che, una dopo l’altra, World Athletics ha preso negli ultimi tre anni. Scombussolando un’intero settore con continui cambi di format (l’ultimo quello in vigore dal 2026, con l’equiparazione alle distanze di maratona) che hanno svilito la tradizione e l’identità di una disciplina nobile, quella più vicina al gesto primario del movimento degli uomini, ovvero la camminata.

foto Grana / Fidal

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