Sale la febbre per i Mondiali di Tokyo: Bragagna, cosa dobbiamo aspettarci?

Mancano solo cinque giorni all’inizio dei Mondiali di Tokyo, l’evento più importante di questo 2025 anno post-olimpico. La collocazione anomala in calendario ha reso più lunga l’attesa degli appassionati, mentre gli atleti hanno cercato di tenere a bada i bollenti spiriti in modo da sparare tutte le cartucce proprio in coda alla stagione.

Sabato, all’una di notte in Italia (qui il programma completo), si comincia con la 35 km di marcia orfana di Massimo Stano, poi nove giorni di gare fino a domenica 21 settembre. Novanta azzurri in lizza, almeno sei da medaglia, altre sfide e curiosità all’orizzonte.

Non potevamo non coinvolgere per il nostro avvicinamento alla rassegna iridata Franco Bragagna, lo storico e apprezzatissimo telecronista dell’atletica che come abbiamo raccontato un paio di giorni fa – salvo sorprese dell’ultimissima – non sarà in cabina di commento Rai.


Franco, cominciamo dagli eroi di Tokyo che fermarono l’Italia in quel 1° agosto del 2021, Marcell Jacobs e Gianmarco Tamberi. Entrambi sono stati in dubbio fino all’ultimo, cosa dobbiamo aspettarci?
“E’ sorprendente che Marcell vada dopo una stagione così complicata. Ma non è partito certo per fare gruppo, lo scorso anno a Parigi seppe estrarre dal cilindro un numero importante. Gianmarco ha smesso di sorprendermi. Può tirare fuori una prestazione in linea con quelle a cui ci ha abituati negli anni. In questo momento il livello medio del salto in alto non è straordinario. Forse l’unico apparso in crescita nelle ultime settimane è Kerr. E’ stata una stagione strana e di difficile interpretazione poiché tutti hanno programmato il picco a settembre”.

Marcell Jacobs nei 100 metri alle Olimpiadi.


Anche la 4×100 di quella memorabile Olimpiade adesso annaspa, considerati gli infortuni dello stesso Jacobs, di Patta e Melluzzo, e i tempi preoccupanti di Filippo Tortu.
“Di Mulo ha il suo bel da fare e dovrà cambiare per forza qualcosa. Mi sarebbe piaciuto vedere Nappi, il giovane che si è imposto quest’anno e che sui 200 vale a mio avviso 20″30. A Tampere è stato magnifico, è chiaro che adesso siamo a settembre e magari la condizione non era la stessa, al di là dei test fatti sui cambi nell’ultimo raduno di Roma”.

Abbiamo indicato nelle scorse settimane sei atleti da medaglia. Tre donne, Battocletti, Iapichino e Palmisano, e tre uomini, Fabbri, Diaz e Furlani. Cominciamo da Nadia…
“Mi auguro che ci sorprenda ancora come fatto a Parigi. Ma non si scandalizzerebbe nessuno se arrivasse due volte quarta. Le africane restano favorite, non c’è solo Beatrice Chebet”.

Fabbri?
“Leo è da medaglia, ma dipenderà dalla giornata. Il rivale più temibile dell’anno, Joe Kovacs, è stato fatto fuori da Trials e da un sistema complicato di wild card. Il favorito resta Ryan Crouser, anche se in questo 2025 non si è mai visto e non conosciamo la sua condizione. Gli avversari più temibili riescono a lanciare un paio di volte oltre i 22 metri nella stessa gara. Fabbri ha qualche cartuccia in meno di solito, basterà per il podio?”.

Leonardo Fabbri alle Olimpiadi di Parigi.


Passiamo ai saltatori in estensione.
“Furlani può vincere. Tentoglou non è quello che ammazzava le gare fino al 2024. Sarà una gara incerta, anche in Diamond League si è visto che tutto si può risolvere per una questione di pochissimi centimetri. Anche Larissa può vincere, però se Tara Davis fa il suo temo che non ci sarà nulla da fare per nessuna. A meno di ritrovare la miglior Mihambo”.

E Diaz?
“Alle finali di Diamond League Andy ha fugato tutte le preoccupazioni legate alla sua condizione fisica. Per l’oro del triplo il più grande interrogativo resta Jordan Diaz, un altro che quest’anno non si è praticamente visto”.

Andy Diaz oro mondiale del triplo.


Finiamo con la marcia e con Antonella Palmisano.
“Prima che Stano rinunciasse per infortunio ai mondiali avevo messo in conto quattro medaglie nella marcia, di cui una o due d’oro. Avrei messo la mano sul fuoco per Massimo, ma anche Antonella, se sta bene, può fare due grandi gare. A dispetto di quanto pensassi, a livello femminile non sembra esserci grande differenza tra 20 km e 35 km, anzi sembra che il cambio incida meno che tra gli uomini. E in primavera Antonella è andata forte anche nella lunga distanza. Le rivali sono sempre quelle, a cominciare dalla spagnola Perez”.

Oltre a questi nomi, chi potrebbe sorprendere?
“Abbiamo diversi atleti che possono essere protagonisti. Fortunato, nella 20 km di marcia, è da primissime posizioni. Simonelli è da finale, anche se non ha ancora raggiunto i livelli degli europei di Roma e quindi difficilmente può lottare per le medaglie. Abbiamo buoni maratoneti, da prime sette-otto posizioni. Per il podio la vedo dura. Non ci sono i top, ma i keniani ed etiopi che valgono le 2h03′ faranno un altro tipo di gara”.

Tra i record italiani storici che potrebbero cadere uno dei più indiziati è quello di Fiasconaro negli 800. Può farcela Pernici?
“Francesco è un ottimo atleta ma ha ancora una condotta di gara non efficace per il grande appuntamento internazionale. Chiaro che può correre sotto l’1’43″7 ma che tipo di batterie vedremo a Tokyo? Chi vorrà correre in 1’43” nei turni eliminatori? Magari allo start si mette in testa lui e “via, andare” ma in questo modo toglierebbe energie per una eventuale semifinale”.


Ti piace Erika Saraceni?
“Ha un approccio alla competizione semplicemente fantastico. Una che otto volte su dieci piazza la misura migliore all’ultimo salto significa che ha una presenza agonistica e una maturità formidabile. Anche il suo intervento in merito alla minor visibilità ricevuta rispetto a Kelly Doualla dopo l’oro agli europei under 20 (aveva detto: “Trovo giusto che Kelly abbia ricevuto grande attenzione mediatica: ha 15 anni e i 100 sono una gara più seguita rispetto al triplo”, ndr) dimostra un livello intellettuale altissimo della ragazza. Ha rischiato quasi di non qualificarsi, sempre per le strane regole del ranking che penalizzano i giovani che sbocciano. Ma a Tokyo ci sarà e secondo me andrà in finale”.

A proposito di ranking, l’esclusione di Marco Fassinotti dal quartetto del salto in alto ha suscitato qualche polemica.
“I minimi per mondiali e olimpiadi sono ormai diventati molto impegnativi. A centrarli sono in pochissimi, per riempire i posti allora si apre una feroce lotta per rientrare nel target number. Il sistema del ranking è senza dubbio complesso e non sempre meritocratico, dato che un 2,20 fatto in Diamond League vale più di un 2,26 all’europeo indoor. In più, i criteri previsti dalla federazione esulano sempre più dalla scelta tecnica, che dovrebbe essere il principio fondamentale delle convocazioni”.

A cosa ti riferisci?
“Novanta azzurri ai mondiali è un numero troppo alto. Tanti sono reduci da infortuni e di certo non sono al meglio della condizione. Portare gli arruolabili da un punto di vista di ranking è un chiaro segnale di voler accontentare tutti. A mio avviso dovrebbero tornare le prove di efficienza. A ridosso del grande evento devi poter verificare se l’atleta è in grado di fare certi tempi o certe misure. Non puoi portare chi quest’anno non ha gareggiato o che sta dentro il ranking magari per meriti acquisiti un anno fa”.


A proposito di assenti, ha fatto bene Doualla a rinunciare?
“Dal punto di vista della condizione, solo l’allenatore sa come stava veramente e cosa aveva fatto per primeggiare prima a Skopje (EYOF) e poi a Tampere (Eurounder 20). Di sicuro sarebbe partita per Tokyo non come titolare in staffetta. Però avrebbe potuto vivere l’esperienza del grande appuntamento e alcuni momenti che faranno parte sicuramente del suo futuro”.

Adesso allarghiamoci al mondo
“Una delle più grandi curiosità dei prossimi mondiali è Jakob Ingebrigtsen, che ha posticipato per tutta l’estate il rientro alle competizioni. Ma dopo quello che ha combinato ai Trials, credo che vada tenuto d’occhio il 16enne Lutkenhaus. Negli 800 ero già stuzzicato dal rientro di Donovan Brazier, adesso lo sono ancor di più in una gara dove fattori come l’emotività e l’analisi tattica potrebbero andare anche a vantaggio di un’atleta meno giovane e più incosciente”.


E poi?
“Bisogna seguire un altro giovanissimo nei 200 metri, l’australiano Gout Gout, che io in cronaca avrei pronunciato “Guot Guot”, sulla sua storia pende un errore di trascrizione (relativo al cognome dei genitori quando si trasferirono dal Sud Sudan, ndr). E poi Sydney McLaughlin, un’altra che corre pochissimo, che nei 400 piani può battere Paulino e Naser”.

Duplantis sarà ancora una volta il grande personaggio e il principale indiziato per abbattere un record del mondo?
“Il greco Karalis si è avvicinato ma non abbastanza per insidiarlo. Mettiamola così: mi stupirei se “Mondo” non tentasse il primato del mondo a 6,30″.

foto Grana / Fidal

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