La Maratona di Tokyo di domenica scorsa ha rappresentato uno snodo cruciale per il percorso sportivo di Iliass Aouani. Se nel 2025 il portacolori delle Fiamme Azzurre aveva raggiunto un altissimo livello nelle gare che mettono in palio i titoli, quelle che si corrono uomo contro uomo, permettendogli di sbancare gli Europei di Leuven e poi di portare a casa, sempre dal Giappone, il bronzo iridato, adesso ci troviamo di fronte a un altro step compiuto, perché è stata raggiunta l’eccellenza anche quando l’avversario è prima di tutto il cronometro.
Non che Aouani non lo avesse saputo fare prima. Il suo esordio sulla distanza nel 2022 a Milano era stato il migliore di sempre per un azzurro con 2h08’34” (vanto poi sfilatogli da Pietro Riva a Valencia). L’anno successivo, nel marzo del 2023, il milanese aveva siglato il record italiano a Barcellona con 2h07’16”, mentre nel dicembre del 2024, a Valencia si era spinto fino a 2h06’06”. Erano i mesi della riconciliazione con Magnani e dell’effettiva rincorsa alle ultime solidissime prestazioni.
Il tempo della maturità
Iliass adesso non sbaglia più un colpo. Consapevolezza e maturità sono le parole che fotografano l’esatta condizione del 30enne runner in grado di andare a podio nelle rassegne e di fare il tempo nelle major.
E che tempo: le 2h04’26” con cui ha migliorato di 59 secondi il primato precedente di Yohanes Chiappinelli (ma a 2 km dal traguardo il vantaggio era addirittura di 1’24”) aprono nuovi scenari e ci restituiscono un atleta che può pensare al prossimo tentativo di attaccare le 2h03′ e avvicinare ulteriormente i dominatori degli altipiani.

Aouani ha gestito ancora una volta in modo eccellente la sua gara, chiudendo alla media di 2’57” al km e correndo tre sezioni da 10.000 metri sempre abbondantemente sotto i 30 minuti.
Una prestazione di altissimo livello che era nell’aria, secondo quanto riferito nelle settimane di vigilia dal suo entourage che lo aveva osservato anche ad Iten, in Kenya, ma anche in base alla crescita degli ultimi mesi.
Orlando Pizzolato, due volte vincitore della Maratona di New York e ora collaboratore di Magnani, già prima la Maratona dei Mondiali aveva notato come i dati scaturiti dai test fisiologici estivi erano davvero significativi.

“Non notavo in lui alcun disagio, ripartiva sempre più veloce a ogni prelievo” ci aveva confidato. Una situazione che si era ripetuta all’inizio di dicembre, quando Iliass in pista a Ferrara aveva stabilito, seppur in un test race, il primato italiano dei 30 km percorsi in 1h27’20” alla media di 2’54” km, con tre segmenti di 10.000 metri da 29′ basso e una proiezione da 2h02’46” in maratona. Eccoli, orientativamente, gli orizzonti della prossima sfida sui 42K…
Il Magnani-bis e il contratto sui nuovi obiettivi
Il tempo di Tokyo affonda dunque le radici da lontano ed è specchio di un percorso virtuoso intrapreso con Massimo Magnani. Aouani e il tecnico si erano separati alla fine del 2023, l’anno delle 2h07′ a Barcellona, quando lo stesso Magnani aveva dichiarato che “non vi erano più quei presupposti per allenare un atleta dalle grandi qualità fisiche che però deve fare molti passi avanti dal punto di vista dell’approccio all’atletica”.
Ecco, quei passi avanti Aouani li ha fatti. E quell’approccio, durante il Magnani-bis iniziato dopo la breve parentesi che aveva portato Aouani all’ombra del Tuscany Camp da Giuseppe Giambrone, è stato letteralmente ribaltato.

In un’intervista del 9 dicembre 2024, all’indomani del PB di Valencia, Magnani aveva ammesso “di aver fatto fatica in passato a trovare dei compromessi con Iliass ma di aver saputo a quel punto reinventare un progetto sfruttando la sua nuova maturità”.
Iliass Aouani ha cambiato molte cose dentro e fuori dal campo: ha sistemato l’alimentazione, si è fatto seguire da un mental coach, ha modificato diversi aspetti della sua vita quotidianità e alcune attitudini legate agli allenamenti.
Magari ci è voluto di più perché lui è un istintivo, un creativo, uno così sensibile da dettare lui il ritmo allo sparring partner in bici, il fedelissimo amico Davide Mainini. Un campione vecchia maniera che ascolta il corpo e si affida anche alle sensazioni: ricordate quando a settembre corse la maratona senza alcun riferimento, scegliendo di non avviare lo smartwatch?
Il nuovo Aouani è un atleta maturo, che ha accettato di curare i dettagli fidandosi dell’esperienza di Magnani, uno con cui ha firmato nello scorso maggio anche un patto di fedeltà sui nuovi obiettivi. Se questo sodalizio continuerà a funzionare, il futuro non potrà che regalargli nuove giornate di glorie.
“Se avete un sogno e volete davvero raggiungerlo, dovete circondarvi di persone che credono in voi e che condividono la vostra missione” ha detto in un intervento social all’indomani del record italiano siglato in Giappone, riferendosi chiaramente a Magnani e a tutte le persone – dai familiari ai membri dello staff – che stanno dietro a questa meravigliosa storia di sport destinata ad aggiornarsi.
foto Grana / Fidal

