Un ultimo sguardo al 2025 delle maratone nel mondo: tra record, volate, Nazioni e futuro

Con l’affaccio sul 2026, è d’obbligo chiudere la faccenda relativa all’anno appena trascorso facendo un breve consuntivo di quel che è stato nel mondo delle maratone internazionali, quelle dei lunghi serpentoni, delle iscrizioni da ballots, dei fenomeni e dei record.

Cominciamo col dire che nel 2025 i record del mondo assoluti sulla distanza regina hanno resistito. I primati da battere restano quelli del compianto Kelvin Kiptum (2h00’35” a Chicago nel 2023) e di Ruth Chepngetich (2h09’56” sempre a Chicago ma nel 2024) ora intrappolata nelle infide paludi del doping.


Abbiamo parlato di record assoluti perché non si può non celebrare l’impresa dell’etiope Tigst Assefa, che ha corso la Maratona di Londra in aprile in 2h15’50“, stabilendo il nuovo record mondiale in una gara woman only, senza cioè l’assistenza di pacemaker maschili come avviene in tante altre competizioni dove le partenze sono miste.

Sawe velocissimo

La gara più veloce dell’anno è stata la Maratona di Berlino, grazie all’astro nascente della maratona mondiale, sempre keniano, Sabastian Sawe, che a settembre ha fatto registrato il crono di 2h02’16”. Poco peggio di lui ha fatto l’ugandese Jacob Kiplimo, altro indiziato per correre in futuro una 42K sotto le due ore.


L’ex discepolo di Giambrone ha chiuso la Maratona di Chicago in 2h02’23“, appena un secondo più veloce di John Korir, vincitore a Valencia in 2h02’24”.

In 2h03′ si è corso invece a Tokyo (Tadese Takele, 2h03’23”), Londra (ancora Sawe, 2h03’27”) e ad Amburgo (Amos Kipruto, 2h03’46”).

Parlando di velocità a livello assoluto è Valencia a primeggiare, con 509 atleti che hanno corso sotto le 2h30′, 1362 sotto le 2h40′ e 5340 sotto le 3 ore.

Se invece parliamo di spettacolo, non possiamo non citare lo splendido finale della Maratona di New York, risolta al fotofinish nella splendida cornice di Central Park con la vittoria di Benson Kipruto su Alexander Mutiso. Era andata più o meno così anche alla Maratona iridata di Tokyo, con la volata vincente del tanzaniano Simbu sul tedesco Petros.

Media dei tempi per Nazione: Africa dominante, e l’Italia?

Dal Giappone è invece arrivata una statistica molto accattivante che ha permesso di stilare una classifica per Nazioni, tenendo conto della media del crono migliore dell’anno dei dieci migliori maratoneti di ogni singolo Paese.

In campo femminile, Etiopia (Feysa 2h14’57” a Chicago e la già citata Assefa di Londra) e Kenya (Jepkosgei 2h14’00” a Valencia più sei atlete sotto le 2h18′) sono prime e seconde ma incredibilmente con lo stesso crono, 2h17’10“, seguite al terzo posto dal Giappone con 2h23’14” di media. L’Italia non figura nelle prime 20 posizioni dal momento che il tempo medio supera abbondantemente le 2h30′.

Al maschile scende al 18° posto l’Italia dopo il 6° posto nel 2024: ora il tempo medio dei primi dieci è di 2h11’26“. Il podio è identico a quello femminile: Kenya in testa con 2h03’31“, davanti a Etiopia (2h04’29”) e Giappone (2h05’58”).

Come sarà il 2026?

Le prove major, che sono al momento sette dopo l’ingresso nel 2025 di Sydney, potrebbero presto diventare otto o nove. La prima indiziata ad entrare nel circuito è Città del Capo, che ha già superato il periodo di valutazione imposto dagli organizzatori del massimo circuito mondiale nonostante l’annullamento dell’ultima edizione dettata dalle avverse condizioni meteo.

La maratona di Shanghai panoramica.


A ruota della metropoli sudafricana ecco Shanghai, altra candidata più indietro con i test che sicuramente entrerà a far parte del WMM, magari a partire dal 2027.

Un’altra faccenda da seguire sarà quella del record di finisher, che sarà battuto da tantissime maratone in costante crescita (Valencia, Barcellona, Roma) ma soprattutto da Londra e New York, pronte a sfidarsi come nel 2025 sul filo dei… runner. In autunno è tornata in vantaggio la Maratona della Grande Mela con 59.226 partecipanti arrivati al traguardo. Quota 60 mila, per entrambe, è ormai a un tiro di schioppo.

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