Ci sono numerosi modi di impostare una modalità di appoggio del piede durante la corsa, ma ci sono altresì numerosi modi di rischiare di infortunarsi e/o avere una non efficiente (ed efficace) fase propulsiva.
Qualsiasi stile di corsa non può prescindere da una corretta biomeccanica: in un’analisi specifica del ciclo del passo della corsa si ha un 40% di fase di appoggio, 15% di fase di volo, 30% di oscillazione e di nuovo 15% fase di volo.
Focalizzandoci sulla fase preponderante, quella di appoggio (ovvero quella definita di supporto) del piede al suolo notiamo due variabili essenziali: l’ammortizzazione e la spinta. Dunque, se l’appoggio a terra avviene in maniera errata, ne risulterà scorretta sia l’ammortizzazione (che implica maggiori infortuni) che la spinta (meno velocità). Quindi, come deve appoggiare correttamente a terra il piede un runner?
Atterrare di tallone è molto più traumatico
Diversi studi concordano col dire che circa il 70% dei runner appoggia il piede di tallone, mentre il restante 30% di mesopiede (o avanpiede). Ma le percentuali non sempre ci dicono chi ha ragione, attenzione: è molto più traumatico appoggiare il piede di tallone che di mesopiede.

Un appoggio di tallone implica infatti un’eccessiva inclinazione della tibia rispetto all’asse del suolo (che determina maggiore impatto sulle strutture osteo-mio-tendinee della zona calcaneo-achillea), un’insufficiente flessione del ginocchio e un erroneo baricentro, più arretrato rispetto al punto di contatto del piede al suolo.
La tecnica migliore per l’appoggio del piede
Allora, qual è la tecnica corretta di appoggio del piede nella corsa?
Non ci sono dubbi: avampiede nella fase di appoggio più basso della linea descritta dal tallone e con maggior enfasi di contatto nella zona laterale del piede. Consentirà una minor inclinazione della tibia, una maggiore flessione del ginocchio e un baricentro corretto.
E’ così che si passa da una tecnica di corsa frenante o decelerante, quindi meno efficace e quindi più faticosa in termini aerobici e muscolari, a una tecnica invece accelerante e dunque propulsiva. Questo modo di regolare la corsa non solo darà migliori prestazioni, ma avrà effetti importanti a lungo termine sulla salute delle articolazioni: talloni, ginocchia ed anche.
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