Tra potenza e precocità: Kelly Doualla ai raggi X con il “fisio” Marco Tabone

Che Kelly Doualla, campionessa d’Europa under 20 in carica, sia una ragazza prodigio capace di correre tempi di caratura mondiale ne siamo tutti a conoscenza. Dietro a queste prestazioni monstre non si cela solo un talento straordinario, ma anche una solida collaborazione tra l’allenatore Walter Monti e il fisioterapista Marco Tabone, quest’ultimo figura essenziale per la prevenzione e il delicato percorso svolto dall’atleta negli ultimi mesi.

Marco, com’è iniziata la tua collaborazione con Monti e Kelly Doualla?
“La nostra collaborazione è iniziata verso settembre 2023 come conseguenza del mio lavoro come fisioterapista a San Donato Milanese per Athletic Elite. Ovviamente è iniziato tutto gradualmente”.

Inutile dire che un fisioterapista come te ha la descrizione anatomica dell’atleta che tratta nelle sue mani: cosa ci può dire di Kelly?
“Quando ho conosciuto Kelly, all’inizio non aveva uno stile di corsa bellissimo, e questo aveva una spiegazione anche anatomico – funzionale. La sua caratteristica disfunzionale iniziale era infatti l’overstriding, ovvero una tecnica in cui il piede va molto in avanti rispetto al baricentro del corpo con un ginocchio molto teso, il che rappresentava un problema non solo a livello di performance ma anche di sovraccarico della catena posteriore. E’ stato attraverso il lavoro in campo del suo coach Walter Monti e la sua fiducia in me che ho potuto attuare un piano di correzione posturale (anche di livello preventivo) sia sull’overstriding che sulla sua caratteristica anatomica di anteroversione di bacino molto marcata, che avrebbe necessariamente accentuato lo stress a carico degli hamstrings”.

Marco Tabone con Kelly Doualla.



Per il fine di una buona programmazione, allenamento e fisioterapia, soprattutto ad alti livelli, devono andare di pari passo. Come bilancia Kelly le due cose a settimana?
“Prima dell’infortunio di febbraio, Kelly seguiva esercizi standard di carattere preventivo in autonomia. Successivamente siamo passati a dare più enfasi sulla prevenzione personalizzata per due mesi con molti incontri. Ora ci vediamo una volta a settimana (tutti i lunedì) per due ore, con una tabella in continua evoluzione sulla base dei miglioramenti e delle sensazioni”.

Di cosa ha bisogno Kelly più di altri per il suo corretto recupero?
“Lei presenta, come evidente, delle masse muscolari importanti e pronunciate, il che ha dei pro ma anche dei contro. Ha sicuramente una grande forza che riesce a sprigionare in corsa, ma grandi masse significano più fragilità e rischio di infortuni, di conseguenza più accorgimenti per tutelarla”.

Parliamo del recupero dall’infortunio ai campionati italiani allievi. Di cosa si trattava?
“L’infortunio è avvenuto il 9 febbraio, aveva un risentimento al bicipite femorale e sappiamo bene che gli ischio crurali sono il motore dello sprint. Kelly aveva una sintomatologia dolorosa molto bassa e di conseguenza per me è stato un problema perché non avevo il report giusto a livello di sensazioni, ma la diagnostica ci diceva di andare molto cauti, avevamo dalla nostra la giovane età e quindi una guarigione più veloce. In ogni caso, il 4 aprile sono riuscito a riconsegnarla al suo allenatore per proseguire gli allenamenti. La chiave è stata la comunicazione costante, cosa che abbiamo tutt’ora”.

foto Fama / Fidal


Cosa pensa che la distingua dalle altre atlete di pari età?
“Non ha solo ottime caratteristiche anatomiche, ma è anche matura psicologicamente. Affronta le gare con freddezza e sicurezza, riesce a resistere alla pressione. Inoltre non ha mai fretta, ascolta fiduciosa chi la segue e questi sono solo alcuni dei suoi pregi”.

Parliamo di un argomento molto discusso, la mancata partecipazione a Tokyo di Kelly: c’entra il fisico logorato da una lunga stagione?
“Sono contento di sentire questa domanda, è la prima volta, fino ad ora si è solo puntato il dito contro altri fattori senza guardare il background di Kelly. Oltre a motivazioni, a mio parere, di natura puramente soggettiva, ovvero il dover saltare scuola per due settimane e la giovane età, c’è un dato oggettivo e chiaro: l’infortunio di febbraio, per cui di solito si richiedono sei mesi di osservazione, periodo in cui si ha una percentuale più elevata di rischio recidive. Nella nostra programmazione iniziale post-infortunio c’erano solo gli europei U20 di Tampere, ma, vista la condizione di Kelly, si è deciso anche di inserire i precedenti Eyof di Skopje. Perché si è deciso di saltare Tokyo? L’ultima gara di Kelly è stata il 10 agosto, nella staffetta 4×100 agli europei U20. Avrebbe avuto solo 7 giorni di riposo, perché, se avesse deciso di andare a Tokyo, ci sarebbe stato il raduno a Roma da lì a una settimana. Una finestra così piccola di riposo dopo quello che aveva avuto ci avrebbe spinto ad un rischio troppo alto, con uno sforzo di intensità elevato in un momento delicato: il nostro obiettivo non è solo di non sentire fastidi, ma anche di non cercarli”.


Sarebbe stata pronta secondo lei a tenere testa alle big?
“Non ne abbiamo mai parlato, ma potenzialmente basta vedere la gara del Grand Prix del 15 luglio di Brescia, dove Kelly ha gareggiato nella prima esperienza internazionale nel circuito assoluto contro atlete di livello internazionale come la vincitrice Marie-Josè Ta Lou e Daryll Neita, rispettivamente finalista e semifinalista ai mondiali di Tokyo, e ne è uscita a testa alta con un record italiano e un quinto posto”.

Dal punto di vista muscolare è una quindicenne già pronta a livello fisico, ma come si gestisce? Di cosa avrà bisogno secondo te?
“Fisicamente, come abbiamo detto, è performante. Inutile dire che se non avesse scuola la mattina, in un mondo ideale, non salterebbe l’allenamento del lunedì pomeriggio per il programma fisioterapico perché lo farebbe la mattina, aumentando poi le sedute di quest’ultimo fino a 2/3 a settimana, per lavorare sui fattori di recupero e prevenzione”.

C’è altro?
“Vi dico questo: anche se i mondiali fossero stati in Europa o per assurdo a Milano, Kelly li avrebbe saltati ugualmente. Non era solo una questione logistica ma di tutela, per una carriera promettente e più longeva possibile. In questo sono in sintonia con Walter Monti e il Cus Pro Patria Milano, che ringrazio per la collaborazione, la competenza e la lungimiranza di lasciare lo spazio giusto anche alla prevenzione”.

foto in copertina di Grana / Fidal

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